Back to school : quando se lo zaino era brutto pensa cosa c'avevi dentro.

Manca poco al suonare stridulo della campanella. Gli studenti di tutta Italia sono in crisi prima ancora d'aver messo piede a scuola. D'altra parte, ci siam passati tutti. Personalmente ero contenta, in particolar modo per il primo giorno. Era quello in cui rivedevi gli amici, gli amori passati, vendicati e sopratutto mai nati, i professori più temuti, era il giorno in cui ti faceva male la pancia e la mattina ti eri svegliata due ore prima che la sveglia suonasse, era l'attimo in cui spettegolare dell'estate passata non era mai stato così soddisfacente. Era la circostanza topica e come tale andava affrontata nel migliore dei modi. Per quanto mi riguarda, ricordo momenti di profonda preparazione pre primo giorno, accompagnati da ricerca in largo anticipo di accessori da banco, ovvero, astuccio porta matite, penne, evidenziatori, quest'ultimi fondamentali per colorare l'intero libro, gomme, bianchetti, lapis, appuntini e poi quaderni, blocknotes, album da disegno ruvidi, lisci, squadrati, in A4, in A3 che una cartoleria aveva meno roba da vendere in confronto, carta velina e diario di rilevantissima importanza, tanto quanto il registro dei proff. Infine lui, lo zaino. Il motore cardine di tutto questo grande immenso e sofisticato meccanismo. Andare a scuola senza sarebbe stato come prendere uno yogurt in bianco, privo degli unici piaceri che possano dargli quel gusto da "le mille e una notte", la nutella e gli smarties. Era il fulcro della situazione. Voglio dire, se faceva schifo lo zaino, pensa te la roba che c'avevi messo dentro. Nel peggiore dei casi, se questo fosse stato brutto tanto quanto la tua faccia da appena sveglia, come minimo per latino avevi comprato i quaderni di Hello Kitty. I centri commerciali erano fedeli in tutto questo, visto che preparavano il reparto "scuola" quando ancora nel letto ci s'aveva il piumone. S'anticipavano insomma. E tu, eri attratto da quell'angolo, nonostante tutto, era il primo luogo in cui ti dirigevi quando la mamma ti costringeva ad andare a fare la spesa con lei. E ci stavi delle ore, fino a che, giorno dopo giorno, portavi via tutto il necessario. Ma lo zaino, quello andava scelto con ancor più cura e dedizione. In zaino veritas. Seven ed Invicta erano la risposta.




Il primo, più amato, si caratterizzava per la forma prettamente rettangolare e lo schienale rigido anti-mal di schiena che ti pareva d'averci sulle spalle la libreria di casa tua. Moschettoni più grossi di due mani messe insieme e stampe che quelli di Jersey Shore accozzano meglio due colori basic come il bianco e il nero. Ma era il trend, tutti lo volevano, quasi nessuno lo ripudiava. Se avevi Seven eri "un grande abbestia". Con Invicta invece, meno furore. La forma più o meno era brutta lo stesso ma a distinguersi dalla concorrenza, la morbidezza infinita di questo porta libri che ti pareva d'averci dietro un sacco di mozzarelle di bufala, pronte ad essere vendute ai contadini di paese. Entrambi, poggiandoli sul pavimento, si afflosciavano su loro stessi, quasi a decedere. Il top si caratterizzava per il doppio inserto interno, accuratamente rifinito con un elestico da stringere ed allargare ogni qual volta volessimo aprire/chiudere il suddetto. Quelli erano tempi in cui tutto era più bello. I ragazzi camminavano con lo zaino in spalla e le relative bretelle completamente allungate così che arrivasse al fondoschiena e molleggiasse sul nostro di dietro nel momento in cui ci si avviava nel mezzo del cammin di nostra vita con "Rock around the clock" in sottofondo. Poi arrivò quel momento in cui, il trend era ormai vecchio, morto e sepolto che un R.I.P non bastava a rendergli onore, per dare spazio ad una nuova evoluzione più che in stile Super Sayan in mood Super tristezza. Largo spazio a Eastpack e Napapijri.




Nuovi orizzonti, nuove frontiere, nuove cacate. La semplicità conquistò i teen degli anni '90. Minimale, essenziale, monocromatico. Queste le caratteristiche di entrambi i brand, zaini semplici, dalla forma ovale ed il logo sulla taschina frontale, quella utilizzata per mettere I-pod, caramelle, pezzi di carta inutili, scontrini, chewingum sciolti ed altre cavolate varie last-minute. Il colmo è che, si andava avanti con i tempi ma si regrediva col cervello e con le tasche. Con i primi due avevamo a disposizione due magnifici scomparti nei quale suddividere al meglio i nostri quaderni, con i secondi invece o ci s'adattava o ci s'adattava. Il trend del momento vinceva sulla comodità e quindi via, tutti come pecore a portare 'sti zaini in spalla che dall'alto si pareva l'arcobaleno di un quadro di Georges Seurat. Seven ed Invicta devono riprendersi dallo shock e progettano zaini/trolley. Entravi a scuola alle otto del mattino, sgranavi gli occhi e ti domandavi se i tuoi non ti avessero fatto un biglietto di sola andata per il Messico.



Solo dopo la merenda delle 11:00 capivi che non eri in aeroporto. Infine, oggi posizionandoti di fronte l'uscita di una qualunque scuola, riesci a vedere ragazze con in mano una maxi bag. WHAT? Si. Lo zaino è fuori moda, non fa fashion, me ne vado in classe con la nuova Cèline. Ma cosa c'hanno dentro? Le pokeball di Ash che se le lanciano materializzano quaderni, penne, raccoglitori, album e tutto quello che un vero zaino contiene?? Io mi ricordo che portare la borsa a scuola equivaleva a gita fuori sede. E lì, l'occorrente stava a casa. In data odierna, la scuola è presa quasi come un optional che se non c'hai l'I-pad non sei nessuno e fanculo la Seven e i quaderni di Hello Spank.




 :)

Voi che zaino amavate??

Io lo ammetto, sono stata Seven e poi Eastpack addicted. (ma così addicted che le fans dei ONE DIRECTION in confronto sono più mosce del culo di Miley Cyrus ai Vma 2013)

baci,

Giada. 

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